DARK CITIES
Quando entriamo in un luogo oscuro da un ambiente luminoso viviamo inizialmente una sorta di disorientamento, gli occhi faticano per i primi minuti ad abituarsi al buio.
Col passare dei minuti, lentamente, grazie alla luce residua, che filtra da sotto una porta, o forse da un lampione lontano, inizia a delinearsi una realtà diversa. La luce fioca si appoggia sulle strutture circostanti disegnando un gioco di forme e superfici acromatiche con sfumature di grigi scuri più o meno intensi che arrivano fino al nero.
Come accade in una camera stenopeica dove un piccolissimo raggio di luce dipinge la fotografia sul negativo, le immagini di “Dark Cities” arrivano all’occhio dello spettatore che vi si pone di fronte contemplandole come se si trovasse in una camera oscura: una visione che supera la barriera del reale e arriva direttamente all’anima, trasmettendo empaticamente le sensazioni ho percepito sui luoghi che ho attraversato.
Ed è questa la chiave di lettura del progetto “Dark Cities”. Entrare nell’universo descrittivo della luce, ovvero, in questo caso della sua quasi assenza, sia dal punto di vista del soggetto ripreso, sia della sua riproduzione, in un delicato gioco fatto di ombre ed oscurità che ci porta a scoprire lentamente luoghi noti e meno noti in una visione lontana dal consueto.
Nelle mie perlustrazioni notturne delle maggiori capitali europee, in cui l’umanità è pressoché assente, si avverte il silenzio, la solitudine di un uomo immerso nel buio che si tiene distante dalla società e ne osserva il suo evolversi, in disparte e nascosto.
Luce ed oscurità sono i due lati opposti dello stesso percorso narrativo con cui racconto i territori che attraverso. opposti e complementari, imprescindibili l’uno dall’altro come il nero ed il bianco e la notte ed il giorno.
Questo primo viaggio nell’oscurità urbana parte da Parigi, la Ville Lumière, la Città della Luce.
Quale luogo migliore per poter coglierne la parte oscura?

DARK CITIES
When we go into a dark place from a bright one we live a kind of disorientation, our eyes struggle for the first minutes to get used to the dark.
With every passing minute, slowly, thanks to the residual light that filters under a door, or maybe from a street lamp far away, reality begins to take a different shape. The dim light rests on the surrounding structures by drawing a game of achromatic surfaces, painting more or less intense shades of dark gray that almost reach the black.
As happens in a pinhole camera where a tiny light beam paints the picture on the negative, images of "Dark Cities" come to the eye of the viewer slowly, as if he were in a dark room: a vision that go over the real, straight to the soul, conveying empathy feelings I felt about places that I went through.
This is the key to enter into the "Dark Cities". Enter in the universe of light, or, in this case, of its absence, both from the point of view of the shooting and its reproduction, in a delicate game of shadows and darkness that leads us to discover common and uncommon places in a vision far from usual.
In my night travel accross the major European capitals, in which humanity is almost absent, there is silence, loneliness of a man immersed far away in the dark. A man apart, hidden, which observe evolution of humanity.
Light and darkness are the two opposite sides of my narrative project on urban landscapes. Opposite and complementary, indispensable to each other as black to white, night to day.
This first trip in the dark urban starts from Paris, the City of Lights.
Which better place to start capture the dark side?
Dark Cities MilanDark Cities RomeDark Cities: BarcelonaDark Cities: Paris